I 5 tipi e i 3 stadi del lipedema spiegati in modo chiaro
Il lipedema è una condizione cronica in cui il tessuto adiposo sottocutaneo aumenta in modo sproporzionato e spesso doloroso, soprattutto su gambe e, in alcuni casi, braccia. Per orientarsi servono due chiavi: i tipi, che descrivono dove si concentra l’accumulo, e gli stadi, che descrivono come cambiano pelle e tessuti nel tempo. Tenerli separati evita due equivoci: scambiare il lipedema per un semplice aumento di peso e usare lo “stadio” come sinonimo automatico di gravità.
Quanti stadi ha il lipedema e cosa descrivono gli stadi del lipedema
Alla domanda “quanti stadi ha il lipedema?”, le classificazioni più utilizzate rispondono: tre. Gli stadi del lipedema descrivono soprattutto la morfologia: regolarità della cute, nodularità del sottocute e, nelle fasi più avanzate, comparsa di lobuli e deformazioni. Non sono un voto né un destino: due persone nello stesso stadio possono avere dolore, fatica e limitazioni molto diverse. Per questo, distinguere tra lipedema e linfedema non si può fare “a colpo d’occhio”. L’aspetto delle gambe può trarre in inganno: conta la distribuzione dell’aumento di volume, la presenza di dolore e facilità ai lividi, le caratteristiche del gonfiore e ciò che emerge dall’esame clinico e dalla storia dei sintomi.
Come riconoscere lo Stadio 1 del lipedema: pelle liscia, ma dolore e lividi possono esserci già
Nel primo stadio la pelle può apparire liscia e uniforme. I segnali, però, possono essere già evidenti: dolore alla pressione, sensibilità al tatto, lividi facili, senso di pesantezza e gonfiore che tende ad aumentare nella giornata o con il caldo. Un indizio ricorrente è la sproporzione: l’aumento di volume riguarda aree specifiche degli arti e “stacca” dal tronco. È in questa fase che molte persone notano un punto frustrante ma tipico: dieta e attività fisica possono cambiare il peso, mentre la distribuzione nelle zone caratteristiche resta poco modificata, proprio perché non si tratta solo di adiposità “generica”.
Cosa cambia nello Stadio 2 del Lipedema: noduli, avvallamenti e tessuti più compatti
Nel secondo stadio le irregolarità diventano più evidenti. La cute può mostrare avvallamenti e il sottocute risultare più nodulare e compatto alla palpazione. Il gonfiore può essere più persistente e meno influenzato dal solo riposo. Qui è frequente confondere lipedema e cellulite: nel lipedema, però, dolore/sensibilità e lividi ricorrono con maggiore costanza e la distribuzione resta caratteristica. Anche la differenza tra lipedema e obesità non si chiarisce con una regola semplice. Nel lipedema è frequente una sproporzione tra tronco e arti e una sensibilità dolorosa dei tessuti, talvolta anche con pressioni leggere, oltre alla tendenza ai lividi. Questi elementi, letti insieme a storia e visita, aiutano a inquadrare il quadro in modo più preciso.
Quando si parla di Stadio 3 del Lipedema: lobuli, deformazioni e impatto su mobilità e articolazioni
Nel terzo stadio del lipedema il tessuto può formare lobuli e masse più voluminose, con deformazioni che spesso interessano cosce e ginocchia e possono influenzare postura, cammino e carico articolare. Il connettivo può risultare più indurito e l’edema più stabile. In una parte dei casi, può associarsi un coinvolgimento del drenaggio linfatico (talvolta descritto come lipo-linfedema), ma non come passaggio obbligato né come “quarto stadio” universalmente valido: l’informazione utile è che il quadro può diventare più complesso e richiedere un inquadramento più attento e multidisciplinare.
Di che tipo può essere il lipedema: i 5 tipi di lipedema spiegati per aree del corpo
Se gli stadi descrivono “come sono i tessuti”, i tipi di lipedema descrivono “dove si localizza l’accumulo”. È la risposta più diretta a chi chiede “di che tipo può essere il lipedema”.
Lipedema tipo I: prevale su glutei e fianchi, con profilo spesso definito “a sella”.
Lipedema tipo II: si estende fino alle ginocchia, spesso con accumuli anche nella parte interna del ginocchio.
Lipedema tipo III: arriva alle caviglie, con gamba più “a colonna” e, di frequente, relativo risparmio del piede (un dettaglio utile quando si ragiona su lipedema vs altre cause di gonfiore).
Lipedema tipo IV: coinvolge soprattutto le braccia (di solito la porzione prossimale).
Lipedema tipo V: interessa in prevalenza polpacci e caviglie, con distribuzione più concentrata sotto il ginocchio.
Cause del lipedema: cosa dicono gli studi e perché non è colpa di una scelta sbagliata
Gli studi sul Lipedema concordano sul fatto che non esista una sola spiegazione: quando si parla di cause del lipedema, si entra in un quadro multifattoriale. Vengono citate predisposizione individuale e familiarità, e si osserva spesso esordio o peggioramento in fasi di cambiamento ormonale (pubertà, gravidanza, menopausa). Si discutono inoltre meccanismi legati a microcircolo e infiammazione e, in alcuni casi, possibili interazioni con il sistema linfatico. La traduzione pratica è importante: il lipedema non coincide con “mangiare troppo” o “non muoversi abbastanza”, e una lettura colpevolizzante ritarda la diagnosi e l’accesso a percorsi adeguati.
Autogestione del lipedema: come impostare azioni quotidiane sostenibili
Accanto alle terapie, l’autogestione del lipedema è ciò che rende sostenibili i risultati. Gli studi descrivono un approccio conservativo che integra movimento regolare (compatibile con dolore e articolazioni), attenzione alla salute della pelle e strategie per contenere gonfiore e fastidio; quando indicato, rientrano anche indumenti compressivi. In molti percorsi si affiancano tecniche manuali orientate al drenaggio e un lavoro sulla funzionalità (mobilità, appoggio, postura), perché l’obiettivo realistico non è “cancellare” la condizione, ma ridurre dolore e pesantezza, contenere le fluttuazioni di edema e mantenere autonomia e qualità di vita.
FAQ sul lipedema
Il lipedema peggiora sempre nel tempo?
No: l’andamento è variabile e una gestione conservativa ben impostata può aiutare a stabilizzare sintomi e funzione.
Gli stadi indicano quanta sofferenza avrò?
No: lo stadio descrive l’aspetto dei tessuti; dolore e limitazioni non seguono sempre la stessa scala.
Quale specialista fa la diagnosi di lipedema?
La diagnosi è clinica e richiede una valutazione dedicata; spesso è utile un percorso multidisciplinare con esperienza specifica. Solitamente, un angiologo con conoscenza specifica del Lipedema è il professionista a cui rivolgersi per una prima diagnosi.
Stella Maris Glowinski: un primo passo chiaro, dalla consulenza alla visita
La masso-fisioterapista Stella Maris Glowinski opera a Roma nord e si occupa di lipedema, rieducazione del sistema linfatico e riabilitazione (anche post chirurgia mammaria), con aggiornamento continuo. La consulenza per lipedema è il primo passo: anamnesi accurata, colloquio e test mirati per definire punto di partenza, obiettivi e percorso. Per iniziare, è possibile richiedere la consulenza dedicata e prenotare una visita.
Cosa portarti a casa da questo articolo
Nel lipedema, l’abbigliamento non è un dettaglio estetico: è un fattore che può aumentare o ridurre il carico quotidiano sui tessuti. L’errore più comune è confondere “contenere” con “stringere”: quando elastici, bordi rigidi o compressioni non adatte creano solchi e punti di pressione, il corpo lo segnala con più dolore, fastidio e minore tolleranza. Le indicazioni cliniche insistono su un principio semplice ma spesso trascurato: ciò che funziona è ciò che è personalizzato e sostenibile, dalle calze compressive scelte con criterio alle scarpe che rispettano l’appoggio plantare. Questo sposta l’attenzione dalla ricerca del capo giusto “in assoluto” alla lettura concreta dei segnali del corpo. E riporta al centro ciò che fa davvero la differenza nel tempo: un’autogestione consapevole, fatta di piccole scelte ripetibili che proteggono i tessuti ogni giorno e restituiscono continuità e controllo.
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Nota sull’affidabilità delle fonti
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